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L'Auto futura: piccola, utile, efficiente - Convegno promosso dagli Amici della Terra e da ISAT

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Cars in the future: small, useful, efficient. A conference promoted by Amici della Terra and ISAT - The conference was held today in Rome. While the European Union is going to approve in the coming months, mandatory legislation aiming at reducing car  CO2 emissions and fuel consumption, imposing to carmakers a general objective of 130 gr/km on new cars sold in the Community, the Conference has offered  the opportunity to convene different  stakeholders interested in the debate. One of the things discussed has been the chronic inability of the Italian system to team, even when the interests of society, industry ant the environment –of the country as a whole, that is – coincide.  Parties and government representative, however, were noticeable for their absence

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Roma - Si è tenuto oggi il Convegno "L'auto futura: piccola, utile, efficiente", organizzato dagli Amici della Terra e da Isat, Istituto per le scelte ambientali e tecnologiche. Mentre  l’Unione Europea si avvia ad approvare nei prossimi mesi una normativa vincolante per la riduzione dei consumi di carburante e delle emissioni di CO2 delle auto, che impone alle case automobilistiche un obiettivo complessivo di 130g di CO2/km sul venduto comunitario, il Convegno è stato un'occasione per riunire diversi rappresentanti di interesse nella partita, aprendo un dibattito sull'incapacità cronica del sistema Italia di "fare squadra" anche quando gli interessi della società, dell'industria e dell'ambiente, in una parola, del Paese, coincidono. Grandi assenti al dibattito: i partiti e il Governo Italiano.

Il regolamento è un passo importante per la riduzione delle emissioni di CO2 delle automobili, in continua crescita da molti anni, ma le specifiche misure previste sono ancora controverse. In particolare, esse non appaiono coerenti con la strategia comunitaria per la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% al 2020 e con quelle di internalizzazione dei costi esterni recentemente ribadite dalla Commissione attraverso la revisione dei criteri comunitari di pedaggiamento dei trasporti su strada (Greening Transport Package).

Sarebbe controproducente, infatti, rispetto agli obiettivi di ridurre le emissioni e di contenere la congestione dei trasporti su strada, concedere flessibilità sulle emissioni di CO2 ai produttori di auto più pesanti, a scapito dei produttori di auto più leggere. Una misura ambientale efficace dovrebbe, piuttosto, fissare una soglia di emissioni uguale per tutti i produttori soddisfacendo la domanda di flessibilità dell’industria con strumenti economici, come un mercato di permessi di emissione, più adatti anche per promuovere l’innovazione tecnologica e contenere i consumi energetici e le emissioni di CO2dei trasporti. In questo modo verrebbe anche favorito un cambiamento nei comportamenti dei consumatori europei verso una mobilità privata più sobria e ambientalmente sostenibile.

Durante il convegno, a seguito della relazione di Andrea Molocchi che ha illustrato il rapporto Isat sulla proposta di regolamento europeo per la riduzione delle emissioni di CO2 delle auto "Contenuti, analisi e proposte per una posizione Italiana", il giornalista Mauro Coppini ha moderato una tavola rotonda a cui hanno partecipato Guido Sacconi, rapporteur al Comitato Ambiente del Parlamento Europeo, Guido Rossignoli, Direttore Generale dell'Anfia, Raffaele Caracciolo, Adiconsum, Giuseppe D'Ercole, Tavolo per la Mobilità Urbana Sostenibile, Corrado Clini, Direttore generale del Ministero dell'Ambiente e Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra.

Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra riferendosi all'intervento dell'Amministratore delegato della Fiat nella recente assemblea pubblica dell'Anfia, ha dichiarato:

"Marchionne ha ragione nell'analisi: l'impianto del nuovo regolamento europeo sulla CO2 delle auto, con i suoi obiettivi differenziati in base al peso delle auto, è punitivo per le auto più piccole e leggere e per i costruttori, come la Fiat, che hanno rispettato gli obiettivi dell'accordo volontario, raggungendo già oggi la media di 140 g/Km di CO2 emessa. Ma non nelle conclusioni. Il regolamento Europeo non è un “grande bluff”, ma un passo indispensabile per la riduzione delle emissioni di CO2 nel settore del trasporto auto che incide in modo crescente nei consumi di energia primaria dei paesi avanzati. Inoltre, con una politica ambientale più ambiziosa, l'Italia potrebbe ancora ottenere una minore differenziazione degli obiettivi per peso dei veicoli (o addirittura l’azzeramento); una piena applicazione del commercio dei certificati di emissione fra produttori; l’introduzione di strumenti per la mobilità sostenibile (attraverso misure fiscali e di incentivazione) e per la responsabilizzazione dei consumatori e del marketing (attraverso eco-etichette sui consumi).

E' quanto gli Amici della Terra sostengono fin dall'inizio della trattativa Europea. Da quando cioè, in tempi utili, sarebbe stato possibile ottenere un impianto diverso, più equo e più utile al raggiungimento di obiettivi significativi nella lotta contro il cambiamento climatico e meno oneroso per l'industria. Come accade quasi sempre, però, il nostro paese non sa “fare squadra” nemmeno quando gli interessi dell'industria, della società e dell'ambiente, possono coincidere come in questo caso.

Infatti, fino a qualche giorno fa, sia nel Parlamento Europeo che nella Commissione, gli emendamenti presentati o i tentativi di mediazione e di accordo perseguiti dall'Italia e dalla sua lobby industriale sono stati solo quelli che tendevano a rinviare o a rendere meno stringenti le misure di riduzione. Né più né meno che quelli sostenuti dai produttori nord-europei di fascia alta che, però, avevano già incassato una differenziazione di obiettivi a loro favorevole. Gli appelli degli Amici della Terra, sostenuti dalle associazioni italiane ambientaliste, consumeriste e sindacali, ad una piena applicazione del principio “chi inquina paga”, sono rimasti inascoltati.

Insomma, al di là della retorica, Governo e industria non hanno avuto il coraggio di “fare squadra” con l'Italia promuovendo una propria iniziativa ambientale. Sono, invece, rimasti alle spalle dell’industria tedesca e si son trovati, ancora una volta, a subire le decisioni Europee.

La Ministra Prestigiacomo ama ripetere che occorre un ambientalismo "del fare". Siamo d'accordo. "Fare" però, non significa né evitare  né rinviare le misure ambientali, ma saper accettare le sfide, soprattutto quando siamo in grado di vincerle”.


www.amicidellaterra.it

 


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